Incontro di Forza Italia e Azzurro Donna sulla condizione delle donne in carcere. Il mio intervento.
“È vero che solo il 4 per cento delle persone recluse in Italia sono donne ma numeri bassi non possono significare bassa attenzione.
Solo il 25 per cento delle detenute sconta la pena in un istituto esclusivamente femminile, mentre il restante 75 per cento è distribuito in una delle sezioni femminili ricavate all’interno di carceri maschili.
Le donne che entrano in carcere sono comunque segnate da un contesto di grave marginalità sociale, riflesso nel tipo di reati per cui vengono incarcerate.
Sono reati legati al patrimonio, alla droga e reati contro la persona quelli per i quali le donne vengono più frequentemente condannate alla pena detentiva.
Donne in carcere significa molto spesso bambini dietro le sbarre.
Una questione centrale rispetto alla detenzione femminile è quella della presenza nelle carceri italiane di detenute con figli a seguito, tematica delicata sia dal punto di vista del diritto delle detenute con figli ad essere madri, sia del diritto dei figli di crescere con la propria madre ma non per questo dover passare i primi anni di vita, età delicatissima di formazione, in un ambiente insalubre come quello carcerario.
La componente femminile della popolazione detenuta, non potendo condividere né spazi né attività con la componente maschile, finisce per risultare ancora più segregata all’interno dell’ambiente carcerario, da un lato allontanate dai propri familiari e luoghi di residenza, dall’altro private di certe opportunità lavorative, formative o anche di istruzione in comparazione con la controparte maschile.
Dati i tre pilastri sopra i quali si è strutturato il modello normativo della detenzione femminile: l’uguaglianza formale nel trattamento di detenuti e detenute, la separazione tra uomini e donne negli istituti penitenziari e, per l’appunto, la protezione della “donna madre detenuta”, si è espressa soprattutto nella previsione di misure alternative destinate alle detenute madri all’interno dell’ordinamento penitenziario, oltre a qualche norma che si occupa della donna madre all’interno degli istituti penitenziari.
Tuttavia, la detenzione femminile continua ad essere connotata da alcune delle criticità già richiamate e che hanno contraddistinto la storia dell’internamento delle donne: le poche norme dedicate al carcere femminile, i numeri esigui delle detenute, un trattamento penitenziario ancora orientato ad un modello di femminilità rigido e riduttivo. Sembra permanere infatti una mancata tutela delle soggettività femminili nelle diverse dimensioni della vita in cui, come esseri umani, le donne si esprimono.”
“Permettetemi ora di fare un breve accenno su un’altra grave criticità relativamente alla popolazione carceraria italiana, ovvero la condizione dei detenuti disabili.
Le condizioni disumane del sistema carcerario in Italia, evidenziano la necessità di riforme che non solo migliorino le condizioni di vita dei detenuti ma rafforzino anche l’efficacia e l’equità del sistema giudiziario. Il sovraffollamento, le carenti infrastrutture e la mancanza di supporto adeguato per i detenuti, in particolare quelli con disabilità, richiedono un intervento urgente.
Ritengo sia necessaria la costruzione di nuove strutture carcerarie che rispettino la dignità umana e le esigenze specifiche di tutti i detenuti. Questo include celle accessibili, servizi igienici appropriati, e spazi comuni che facilitino una migliore qualità della vita.
Inoltre, sarebbe importante ampliare l’uso delle pene alternative al carcere, soprattutto per i reati meno gravi, con un’attenzione particolare ai detenuti disabili per i quali l’ambiente carcerario può rappresentare un rischio aggiuntivo per la loro salute e benessere.
L’introduzione di un sistema di cauzione ridurrebbe il numero di detenzioni preventive, spesso prolungate e ingiustificate, che colpiscono in modo sproporzionato i soggetti più vulnerabili, inclusi i disabili. Questo dovrebbe essere affiancato da una revisione delle politiche di detenzione per garantire che la detenzione sia veramente l’ultima ratio.
La formazione del personale penitenziario è un altro pilastro fondamentale delle riforme necessarie. Il personale deve essere adeguatamente preparato per gestire le esigenze dei detenuti disabili, migliorando così le condizioni di lavoro e garantendo un trattamento più umano e rispettoso per tutti i detenuti.
Implementando queste riforme, il sistema carcerario italiano può trasformarsi in un ambiente che promuova non solo la sicurezza ma anche la rieducazione e la reintegrazione sociale dei detenuti. Questo approccio non solo risponderebbe alle immediate esigenze di riforma ma stabilirebbe anche un modello di sistema carcerario più giusto, equo e inclusivo.
Ci sono più di 600 disabili in carcere, che non ricevono le cure e gli ausili necessari. Il detenuto disabile è del tutto invisibile, e la sua condizione non gli permette di avere le stesse opportunità del detenuto non disabile: non può fare quasi niente, tra le altre cose non può nemmeno lavorare all’interno né tantomeno avere una retribuzione, e questo è un grosso problema che si traduce con una sofferenza indicibile.
Quando i detenuti disabili hanno la fortuna che qualcuno li assista, e cioè quando la Direzione decide di mettere a disposizione una persona, questa persona è un altro detenuto, che però viene scelto con criteri non sanitari, e di rado è formata per fare assistenza. La persona incaricata assiste solo per qualche ora al giorno e provvede ai fabbisogni basilari, e raramente offre assistenza per tutto il giorno. L’incarico inoltre è periodico e non dura per lungo tempo, ed infatti questi caregivers vengono cambiati spesso.
Le persone con disabilità che si trovano in carcere spesso affrontano sfide uniche legate all’accessibilità, alle cure mediche e al sostegno sociale. È importante che il sistema carcerario consideri le loro esigenze specifiche e fornisca adeguati servizi di supporto e trattamento.
In breve si dovrebbe:
- Effettuare una valutazione accurata delle esigenze specifiche di ogni persona con disabilità al momento dell’ingresso in carcere, per garantire un trattamento personalizzato.
- Apportare modifiche strutturali e logistiche nelle carceri per rendere l’ambiente più accessibile alle persone con disabilità, ad esempio installare rampe, ascensori, bagni accessibili e apparecchiature speciali.
- Fornire formazione al personale penitenziario su come interagire e supportare in modo appropriato le persone con disabilità, compresa la sensibilizzazione alle loro esigenze.
- Assicurare la disponibilità di personale medico e paramedico esperto nel trattamento delle condizioni mediche e delle disabilità presenti tra i detenuti.
- Sviluppare programmi di riabilitazione specifici per le persone con disabilità, che tengano conto delle loro capacità e delle sfide uniche che affrontano.
- Offrire servizi di supporto psicologico e sociale mirati per affrontare le sfide emotive e sociali legate alla disabilità e alla vita in carcere.“


